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Il giornalino dell'Agnesi - questa volta online

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I Golden Globe 2020: L’opinione Di Zanichelli

I Golden Globe 2020: L’opinione Di Zanichelli

Articolo di Lorenzo Zanichelli Il 5 gennaio 2020: All’Hilton Hotel di Beverly Hills si tiene la 77esima edizione dei Golden Globes. A condurre Ricky Gervais, un comico stand up famoso per aver recitato nella ben nota serie televisiva “The Office”, che aveva già condotto la […]

Serena

Serena

Storia di Sofia Dossena Ho sempre faticato a comprendere l’animo umano, lo trovavo imprevedibile e incoerente, succube di qualcosa di indomabile. Proprio perché io ne possedevo uno, ero perfettamente cosciente dei numerosi passaggi illogici che avvenivano nella mia mente. Trovavo disarmante non comprendere come potessero […]

L’assemblea d’istituto: quale ruolo e quale futuro?

L’assemblea d’istituto: quale ruolo e quale futuro?

Articolo firmato da “Bello Leopardiano”

31 maggio 1974: nasce la scuola come la conosciamo oggi. 

In questa data la legge dello stato delinea – tra le altre cose –  le modalità di partecipazione delle diverse componenti della scuola alla vita dell’istituto. Avete presenti i consigli di classe, i rappresentanti di classe e d’istituto, la consulta provinciale, il comitato studentesco? Nascono tutti con questa legge, il DPR 416/74. E insieme agli organi di rappresentanza viene per la prima volta garantito il diritto di assemblea agli studenti, assemblea di classe e di istituto, non più di una al mese in orario scolastico, occasione di partecipazione democratica per l’approfondimento dei problemi della scuola e della società in funzione della formazione culturale e civile degli studenti, come recita la norma.

Ma basta guardarsi intorno per accorgersi di come il caso dell’Agnesi sia ormai alquanto isolato: quali altre scuole nella nostra zona mantengono la tradizione di più assemblee all’anno, organizzate per tutti gli studenti contemporaneamente e impegnando un’intera giornata scolastica? Non molte. E anche nel nostro liceo periodicamente sorgono polemiche sull’utilità di queste giornate, non solo tra gli insegnanti, ma anche tra gli studenti stessi.

Del resto, si chiedono, perché continuare con questa esperienza se l’assemblea è vista dai più come un momento buono solo per stare a casa a dormire o per vagare nei corridoi? E’ capitato e capita, è un’obiezione più che lecita.

Si capisce allora che l’obiettivo degli studenti deve essere proprio quello di dare senso. alle assemblee, e in generale ai momenti di partecipazione alla vita della scuola; attenzione, non ridare, perché non ha senso favoleggiare una mitica età dell’oro della partecipazione democratica cui dovremmo tornare; e quand’anche le cose fossero state migliori un tempo, noi abbiamo il compito di vivere il nostro tempo, senza farci venire il torcicollo a guardare il passato. 

Ma se guardare al passato non è un’operazione completamente lecita, tantomeno lo è – anche se potrebbe essere facile – esortare con ispirati proclami le masse a volgersi verso il radioso sole dell’avvenire studentesco, con una retorica e un’oratoria che Cicerone spostati. Questi bei discorsi si scioglierebbero come neve al sole aprendo il nostro diario su un giorno a caso. In più, non possiamo certo affermare che tutte le assemblee, di oggi o di ieri, siano effettivamente ben organizzate e utili: quanti dibattiti, quanti film, quante conferenze sembrano effettivamente lasciare un segno? Ben pochi.

Dovremmo allora, per essere onesti con noi stessi, riconoscere che lo strumento dell’assemblea è fallimentare, e rinunciare a questo diritto. Dovremmo farlo se non ci fosse una vera e concreta utilità, almeno quella sicura. In effetti, partecipare ad un’assemblea implica l’iniziare a misurarsi con questioni “vere”, attuali, cercare di elaborare, affermare e sostenere un’opinione, non prima di aver ascoltato le buone ragioni dell’altro. E questo è utile non solo per ideali democratici e di impegno civile che possono talvolta apparire slegati dalla realtà, ma anche solo per decidere in un gruppo di lavoro in azienda quale sia la soluzione migliore per un certo problema, o per riuscire bene in un’interrogazione. Collaborare nell’organizzazione di un’assemblea, invece, vuol dire assumersi responsabilità di fronte all’autorità, vuol dire sfruttare al massimo le proprie conoscenze scolastiche e i propri interessi, vuol dire imparare a prendere in mano le redini delle proprie decisioni. In due parole, diventare adulti.

Ora, questo non vuol dire assolutamente che tutte le ciambelle debbano uscire con il buco, è scontato che non sia così: tutte quelle magagne già citate non scompaiono magicamente, ma acquisiscono un nuovo e più completo significato. In effetti, partecipando alla vita della scuola si impara uno stile, un metodo di azione e di comportamento della vita: sarebbe peccato mortale privarsi o privare gli altri di questa possibilità, e dico di non privarsene a chi non si sente attirato dalle proposte: se non per la crescita come cittadino, quantomeno per un voto in più nella prossima interrogazione!
E dico di non privare, invece, a chi ha già oggi responsabilità nella scuola: anche se sembrano inutili e sterili esercizi di stile, non tralasciate quei momenti pienamente democratici che sono le commissioni, non fate della lista il “centro di potere” delle decisioni, fate di tutto perché alle elezioni si presenti più di una lista, anche se i programmi sembrano sovrapporsi. Avere una casella in più da sbarrare in queste votazioni da quattro soldi allena a riconoscere l’importanza dell’esistenza di tante diverse caselle nelle elezioni vere. 

Questa politica scolastica, spesso piccola e quasi “ludica”, è davvero utile palestra per la vera e adulta politica.

Due Scie Rosse

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Storia inviataci da Matteo Comi, di 5 BS Tutto tace. L’aria è ferma ed immobili le ombre nella notte. Non un rumore nel bosco. Non una luce. La Luna stessa è spenta da una fitta coperta di nubi pesanti. Nebbia fine sale dal terreno. Non […]

La copertina di Novembre

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Disegno di Matteo Torsiglieri

Wiseneuro, il futuro della medicina è già arrivato.

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Intervista al dott. Mario Zanone Poma di Wiseneuro diMatteo Torsiglieri e Mattia Vivorio

Wise è un’azienda attiva nel settore della neuromodulazione con lo scopo di creare sistemi che possano semplificare il lavoro del neurochirurgo: il sistema si basa su un impulso elettrico a voltaggio minimo inviato all’organo interessato dall’intervento.

Wise è nata nel 2011 per volontà di alcuni fisici dell’Università di Milano, facenti parte di un gruppo di ricerca guidato dal prof. Paolo Milani, e di un imprenditore.

Abbiamo avuto la possibilità di proporre una breve intervista all’imprenditore soprannominato, il dott. Mario Zanone Poma.

  1. Da dove è scaturita l’idea di creare un’azienda per creare brevetti in campo medico?

L’idea di dare vita a un’industria basata sulla neuromodulazione con processi innovativi nella produzione di elettrodi per interventi sul corpo umano è venuta ad alcuni fisici dell’Università di Milano insieme al prof. Milani, con il quale avevo già fondato un’altra impresa nel 2004, Tethis, con l’obiettivo di sviluppare applicazioni nel campo delle nanotecnologie arrivando a  registrare dei brevetti. Da qui l’idea di Wise, con i fisici di cui parlavo come co-fondatori insieme al sottoscritto.

  1. Come si è sentito dopo il successo dell’azienda?

Chi da vita a una start-up vive sempre in bilico tra il successo e la possibilità di fallire. Wise è ancora in fase di sperimentazione clinica e gli elettrodi che produce si stanno rivelando superiori agli attuali metodi oggi esistenti; ciò grazie alla tecnologia adottata che permette di portare impulsi elettrici laddove richiesti per il controllo degli interventi chirurgici su cervello e spina dorsale (in futuro ci saranno sicuramente altre applicazioni). Gli impulsi elettrici vengono trasferiti tramite prodotti nano strutturati collocati all’interno di plastiche molto flessibili.

  1. Avete in mente altri progetti per Wise?

L’applicazione delle tecnologie di Wise potrà esserci utile anche per altri processi clinici come, per esempio, nei casi in cui si rendesse necessaria la trasmissione di energia elettrica in minore quantità attraverso supporti plastici ed elastici anche di spessori estremamente ridotti.

La questione Curda

La questione Curda

Articolo di Matteo Torsiglieri In Turchia, da ormai 5 anni, vige un regime dittatoriale comandato da Erdogan, che pur avendo vinto le elezioni governa in modo autoritario. Il presidente turco ha dichiarato quasi subito guerra ai curdi, suoi nemici storici, che negli ultimi anni sono […]

Caduta Libera: la storia di Ilaria

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Intervista di Chiara Cencig Milioni di persone in tutta Italia seguono la sera all’ora di cena Caduta Libera, il gameshow di Canale 5 condotto da Gerry Scotti. Perché non approfittare e dunque chiedere a una concorrente della sua esperienza? Ilaria, 20 anni, studentessa di medicina […]

Creando foreste, un dollaro alla volta: #teamtrees

Creando foreste, un dollaro alla volta: #teamtrees

#teamtrees

Articolo di Santacroce Isabella e Scrignoli Sara

Ancora poco noto in Italia, ma molto diffuso all’estero, Team Trees è un progetto di raccolta fondi nato il 25 ottobre 2019. 

L’idea è partita da Jimmy Donaldson, meglio conosciuto in rete come MrBeast, e Mark Robered, ex scienziato della NASA, che hanno lanciato una sfida ai loro iscritti: piantare 20 milioni di alberi entro il 2020, esattamente lo stesso numero dei seguaci raggiunto da Jimmy. 

L’iniziativa è sostenuta dalla Arbor Day Foundation, la più grande organizzazione associativa no profit dedicata alla piantagione di alberi, la quale raccoglie tutte le donazioni e si impegna a piantare un albero per ogni dollaro ricevuto.

L’hashtag #teamtrees è diventato subito virale e in sole ventiquattro ore sono stati raccolti 5 milioni di dollari. Tra coloro che hanno deciso di aderire a questo progetto, spiccano i nomi di Jack Dorsey, inventore di Twitter, che ha donato 150mila dollari, Alan Walker con 100mila dollari e Jeffree Star con 50mila dollare, anche se la donazione più grande è quella dell’amministratore delegato di Shopify, Tobi Lutke, con 1 milione  e 1 dollaro, seguito a ruota da Elon Musk, che ha donato 1 milione di dollari.


Lo stesso MrBeast, ovviamente, ha contribuito alla raccolta fondi elargendo 200 mila dollari.  

Se si osservano i dati sul sito, tuttavia, è evidente che la maggior parte delle persone che hanno voluto collaborare sono per la maggior parte persone comuni.

In molti infatti hanno cercato di contribuire donando anche solo un dollaro. 

Attualmente sono stati raccolti oltre 16 milioni di dollari, un importo molto superiore rispetto a quanto avevano previsto Mark e MrBeast, e che sembra destinato ad aumentare nel tempo.

Gli alberi dovrebbero essere piantati a partire da gennaio 2020 fino a dicembre 2022 ed è stato stimato che riempiranno una superficie pari a 180 km2 di terra.

Piantare alberi è importante per assorbire l’eccesso di CO2 nell’aria, riducendo così gli effetti del cambiamento climatico. 

Il sito dell’associazione è https://teamtrees.org/  e, da quanto si può vedere, ogni giorno vengono donati più di 1 milione di dollari convertiti in euro. Consigliamo di dargli un’occhiata per verificare a quante persone importa veramente del nostro pianeta. 

<<Il nostro mondo è oggi. È meraviglioso che così tante persone si preoccupino davvero>>, ha detto Nelson, vicepresidente della Arbor Day Foundation. Molte persone cambiano di voler cambiare il mondo, ora è il momento e la campagna #teamtrees è un ottimo modo per iniziare a lasciare la propria impronta. 

E tu, che fai ad Halloween?

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Di Isabella Santacroce Come tutti sanno il 31 ottobre si festeggia la festa di halloween e ognuno si organizza con i propri amici per decidere cosa fare. Noi abbiamo deciso di intervistare un po’ di persone per sapere cosa avrebbero fatto quella sera; Innanzitutto abbiamo […]